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Cattedrale

 

«Posta in cima ad una gobba, essa dominava tutta la vallata che è racchiusa entro un'ampia cerchia di monti e colline, che toccano il mare a precipizio a Tindari e a Capo Calavà. Le sue campane, che scandivano le ore del giorno ed il ritmo delle preghiere dei monaci, avvertivano anche i contadini e gli artigiani, quando nel golfo si profilavano minacciose le imbarcazioni dei corsari saraceni; tutti allora correvano verso il "castello" che per lo più offriva un sicuro rifugio, munito com'era di alte mura e di robuste porte, provvisto dell'acqua delle cisterne e di una qualche scorta di cibi.
La Cattedrale fu dunque per secoli, per gli abitanti di Patti, una insegna, una voce ed un rifugio. In qualche modo, si può dire che lo è ancora. Ma è stato tutto questo e altro ancora soprattutto per gli abitanti del quartiere di S. Antonio Abate, più comunemente detto arreti 'u casteddu (dietro il castello)...
Quando al mattino, spunta il sole dietro la collina di Tindari, i suoi raggi, ancora dolcemente rosati si posano prima di tutto sulla cupala del campanile e scendono poi ad accarezzare la chiesa Cattedrale, che, dai vetri delle sue finestre, ne invia il riverbero all'intera cittadina di Patti. Durante il giorno, l'insieme, composto da campanile-chiesa-palazzo vescovile-seminario, proietta sempre la sua ombra, a giro, su qualche porzione della cittadina di Patti: gradevole nella calda estate, sgradita e uggiosa durante l'inverno. A sera, poi, quando il sole tramonta dietro la collina di "Gioiosa vecchia", i suoi ultimi raggi rossastri accarezzano, per ultimo, la Cattedrale e il suo campanile.»

tratto dalla prefazione del Sac. Alfonso Sidoti al libro "La cattedrale di Patti" di Riccardo Magistri e Padre Vito Porrazzo - Ed. del Santuario - Tindari

  • Storia


    La fondazione del monastero benedettino del "SS. Salvatore" e dell'annessa chiesa porta la data del 6 marzo 1094. In tale data il conte Ruggero d'Altavilla, oltre a fondare il monastero , ne assegna la reggenza all'Abate Ambrogio già rettore del monastero di Lipari.

    Il 14 settembre 1131, il Papa Anacleto II consacra l'abate Giovanni, successore di Ambrogio, quale vescovo di Lipari e Patti. Da questo momento le chiese annesse ai monasteri assumono la funzione di Cattedrale. Il vescovato durò solo otto anni, perchè cessato lo scisma di Anacleto, tutte le ordinazioni fatte da quest'ultimo furono annullate. Dal 1142 il capo religioso di Lipari e Patti torna ad essere titolato quale "Abate".

    Bisogna attendere il 1171 perchè l'abate Pietro acquisti il titolo di Vescovo e che Lipari e Patti tornino ad avere i loro vescovati. Nel 1399 il Sommo Pontefice Bonifacio IX divide i due vescovati perchè ormai ingestibili da un solo Vescovo ed assegna quello di Patti a Francesco Hermemir. Da questo momento il vescovato di Patti potè avere un proprio Capitolo di canonici.

  • La Parrocchia

    Il territorio della parrocchia, estremamente ampio, è suddiviso in dodici zone pastorali:

    I ZONA
    via Cattedrale
    vie Calcagno – Sciacca B. - Vizzolo
    via Giuseppe Ceraolo
    via S. Antonio Ab.

    II ZONA
    via Magretti
    salita Arimondi
    salita Poerio
    via Girone
    via Pascoli
    salita Brofferio
    via Vittorio Emanuele
    via XX Settembre

    III ZONA
    via Randazzo
    via Fornaci

    IV ZONA
    via Cesare Battisti
    piazza XXV Aprile (Silva)
    via Crispi
    c.da Paradiso

    V ZONA
    c.da Segreto
    c.da Vignagrande
    c.da San Giovanni

    VI ZONA
    c.da Carasi
    c.da Prato
    c.da S. Paolo

    VII ZONA
    c.da Provenzani Alta
    c.da Oscuro
    c.da Gallo
    c.da Sisa
    c.da Casitti

    VIII ZONA
    c.da Camera

    IX ZONA
    Sottozona A
    c.da Provenzani Bassa
    c.da Belfiore
    c.da Maddalena
    Sottozona B
    c.da Scattiola
    c.da Mulinello

    X ZONA
    c.da Balestra
    c.da Ponte
    c.da Mortizzi
    c.da Cafocchio
    c.da Porticella

    XI ZONA
    c.da Masseria
    c.da Iuculano

    XII ZONA
    c.da Madoro
    c.da Scarpiglia

  • Attività pastorali
  • La Galleria

     

    Facente parte delle strutture castellane, la Galleria, ritrovata durante i lavori del 1980, appare costruita per assicurare uno spazio antistante al prospetto svevo-federiciano della Cattedrale.
    Databile alla prima metà del XIII sec. è caratterizzata da quattro arconi in pietra riquadrata a sesto acuto che scandiscono lo spazio in cinque parti e che si dipartono da piedritti a quote irregolari che fanno a valle da contrappunto ad altri, più alti, quasi con funzioni di contrafforti.
    Un quinto arco in mattoni, più recente, assicurava fondazione ad una struttura volumetrica soprastante.
    Le pareti e la grande volta in pietra stilata e le aperture verso valle, nonché il reimpiego di materiali classici con funzioni costruttive (capitelli a lastrone) fanno della Galleria un luogo di particolare fascino.
    Anche se non certi dell’uso originario, possiamo affermare, con l’ausilio di alcune fonti archivistiche, che con la lettera Viceregia del 22 ottobre 1559 veniva ordinata la chiusura di certi carceri criminali e civili che a quell’epoca risultavano “… inditto ep(iscop)ato et in lo entrare dela porta dela ecclesia…” nel luogo denominato Scurazzo che pare corrispondere alla galleria ancora visibile.
    Oltre al restauro lapideo e murario si è posta in opera un adeguato pavimento in pietra arenaria, l’impiantistica tecnologica e gli infissi che possano consentirne l’uso.

  • Le Chiese succursali

    Nel territorio della Parrocchia Cattedrale sono presenti 5 chiese:

    1. S. Antonio Abate, nell'omonima via (sec. XIV)
    2. S. Fibrunedda, nel quartiere Polline (1547)
    3. S. Febronia (o della badiedda), annessa al Conservatorio Santa Rosa (1677)
    4. SS. Salvatore, in Contrada Gallo (dedicata il 9 maggio del 1999)
    5. Maria SS.ma Madre della Chiesa, in contrada Madoro (dedicata l'11 luglio del 1999)

    Nella contrada Segreto c'è un piccolo Oratorio chiamato "Tinnareddu" perché dedicato alla Madonna del Tindari (fine del 1800)

    Nella contrada Santo Spirito è in costruzione la Concattedrale che sarà dedicata ai Martiri del XX secolo

     

  • La Patrona


    Patti è uno dei pochi Comuni della nostra Diocesi che ha l’onore di annoverare tra i propri concittadini una giovane eccelsa per santità, a cui ha dato i natali e che si gloria di avere come Patrona: la Vergine e Martire Santa Febronia. Secondo un'antichissima tradizione orale Santa Febronia visse agli inizi del quarto secolo dopo Cristo e subì il martirio sotto l’imperatore Diocleziano. Pur appartenendo ad una famiglia agiata di origine pagana, conobbe la fede cristiana e fu battezzata dal vescovo S. Agatone ad una fonte, divenuta poi miracolosa, situata in una località detta per questo “Acqua Santa”. La giovane Febronia, abbandonato il paganesimo, si consacrò a Cristo Gesù facendo voto di verginità e, a causa di questa scelta, dovette subire angherie di ogni genere da parte del padre, che già aveva in serbo per lei altri progetti di vita. Per sfuggire infine alla collera paterna si nascose presso le grotte del Mons Iovis, presso l’attuale località di Mongiove. Ma il padre, scopertone il rifugio, la raggiunse e, accecato dall’odio per la fede cristiana, la uccise gettandone il corpo in balia delle onde.
    Il corpo della giovane martire, trasportato prodigiosamente dal mare, fu rinvenuto da una lavandaia sulla spiaggia di Minori (Salerno), località marinara della costiera Amalfitana. Da qui la devozione verso la nostra Santa si diffuse rapidamente fra gli abitanti della regione che, per quanto l’abbiano chiamata Trofimena a causa di alterne vicende storiche, ne hanno sempre affermato il legame con la nostra città di Patti.
    La città di Patti, che custodisce in un’artistica urna argentea, conservata in Cattedrale, alcune reliquie della Santa Concittadina, donate in varie circostanze dai Minoresi, venera come sua celeste Patrona Santa Febronia e ne ha più volte sperimentato la potente intercessione in circostanze drammatiche. Tra queste ricordiamo la liberazione dalla peste (XVI sec.) e dalla tirannia di Ascanio Anzalone (1656) e la protezione della popolazione in occasione dei violenti terremoti del 1693, 1908 e 1978.

  • Catechesi
  • Liturgia
  • Vita Diocesana
  • Per riflettere

    In questo spazio si possono trovare dei suggerimenti utili per la riflessione personale.

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