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Tu sei il Cristo. Con Pietro anche noi facciamo la nostra professione di fede

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Sempre ci sono stati e continuano ad esserci "opinioni", a volte decisamente contrastanti, nei confronti della reale identità di Gesù. Per alcuni è un grande saggio dell'umanità, per altri un generoso moralista, per altri ancora una specie di imbroglione. In realtà la vera identità di Gesù è quella proclamata da Pietro: “Tu sei il Cristo”. L'Apostolo Pietro però, subito dopo aver riconosciuto e proclamato Gesù come 'Messia-Cristo', non appena sente parlare Gesù del doloroso tema della croce lo vediamo reagire scandalizzato, fino al punto addirittura di chiamarlo in disparte e di rimproverarlo. Secondo il modo di ragionare molto umano di Pietro, il Messia doveva essere un vincitore, pertanto era completamente assurdo immaginarlo confitto su una croce. Ecco come si spiega il fermo rifiuto di Pietro.

Gesù, invece, si presenta come il volto dell'amore misericordioso del Padre che vuole la salvezza di tutti gli uomini di ogni luogo e di tutti i tempi. Gesù è l'amore crocifisso, capace del sacrificio supremo semplicemente per amore. Di fronte a questa sconvolgente rivelazione anche a me Gesù viene a chiedere: chi sono Io per te?

Gesù sa fin troppo bene che sono tante le cose che la gente dice sul suo conto, ma a Lui sta a cuore sapere cosa penso io di Lui. Si tratta di una domanda che dobbiamo far risuonare nel profondo del nostro cuore, una domanda da custodire e meditare, una domanda cui dobbiamo dare la nostra personalissima risposta. Qui non servono le formule di catechismo; ognuno è chiamato a dare la sua risposta libera, consapevole e pienamente responsabile. Ricordiamoci però che Gesù non è un semplice illustre personaggio del passato, relegato in un tempo che fu e inesorabilmente trapassato; Gesù è il "Cristo", l'unigenito Figlio di Dio in vista del quale e mediante il quale sono state fatte tutte le cose e nel quale "ci muoviamo, esistiamo e siamo". Non è un prezioso reperto di un passato che non c'è più, ma è la certezza su cui poggia il nostro domani, su cui si fonda la nostra speranza e di cui si alimenta ogni nostro progetto e proposito di bene.
Come Pietro anche noi ci ribelliamo di fronte al mistero della sofferenza. Illuminati da questa pagina di Vangelo desideriamo chiedere a Gesù di poter capire una volta per tutte che Lui non è la fonte di un "dolorismo" senza senso e privo di speranza, ma è piuttosto la garanzia suprema di un amore più grande - crocifisso appunto - ma proprio per questo vincente. Un amore disarmato ma forte, più forte della stessa morte, un amore capace di generare vita e di irradiare fiducia, speranza a chiunque lo riconosce, lo accoglie e - sostenuto dalla grazia di Dio - lo segue con cuore lieto e riconoscente.
p. Enzo Smriglio

 

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