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Che il nostro rapporto con gli altri sia sempre "inclusivo" e mai "escludente"

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Questo è dei nostri; questo, invece, non è dei nostri. Un simile modo di ragionare - più diffuso di quanto non si pensi - è il criterio secondo il quale si deve sempre separare, distinguere, definire i confini e tracciare spartiacque chiari tra noi e gli altri.

Dal dialogo che Gesù ha avuto con i discepoli appare chiaro che questo modo di procedere non è da Lui assolutamente gradito. E così, mentre i discepoli pensavano di ricevere dal Maestro fervide congratulazioni per il loro modo di giudicare l'operato di chi non apparteneva al loro gruppo, si sentono dire, invece, dallo stesso Gesù qualcosa che sicuramente non si aspettavano: Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Cerchiamo di stare attenti perché potrebbe capitarci di impostare la vita in base al rigido criterio secondo il quale il bene è tale se è fatto da noi e dai "nostri", mentre il bene fatto dagli altri non può trovare mai nè accoglimento, nè apprezzamento. Gesù, al contrario ci sollecita vivamente a saper vedere, accogliere e apprezzare il bene da qualunque parte venga, anche il bene che può venire al di fuori dei nostri "recinti" di appartenenza.
Nella preoccupazione espressa a Gesù: “Abbiamo visto uno che scacciava i demoni... ma non era dei nostri” si scorge la rigida impostazione di chi - senza accorgersene - vorrebbe quasi imprigionare la libertà dello Spirito, che invece soffia sempre dove e come vuole.
A nessuno potrà mai essere riconosciuto il diritto di possedere una sorta di monopolio dello Spirito Santo.
È necessario, quindi, superare l'egoistica posizione di chi non sopporta uno Spirito che soffia anche al di fuori, ma lo vorrebbe tutto e solo nelle proprie mani.
Gesù, con impareggiabile chiarezza, viene ad insegnarci che chiunque operi nel suo nome non può fare il male, dal momento che - continua Gesù - "chi non è contro di noi è per noi".
Così dicendo Gesù esige dai suoi discepoli, di tutti i tempi e di ogni luogo, di fare proprio il suo pensiero che non respinge nessuno e nello stesso tempo adottare, nel modo di giudicare la realtà, lo stesso suo sguardo, uno sguardo che riconosce anche i più piccoli segni della fede, come il dono di un semplice bicchiere d'acqua che, se dato a un "piccolo" perché suo discepolo, avrà una felice ripercussione persino nel giudizio finale quando il Figlio dell'uomo giudicherà tutti i popoli della terra.
p. Enzo Smriglio

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