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1a Domenica di Avvento (27 novembre 2016)

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“Vegliate dunque … tenetevi pronti”. Con questo duplice invito si apre il nuovo anno liturgico con il tempo di Avvento. Siamo dunque esortati a saper “vegliare” e a “tenerci pronti”.

Ma perché dobbiamo “vegliare”?

E perché dobbiamo “tenerci pronti”?

Semplicemente perché solo così potremo essere capaci di attendere il Signore che è venuto, che viene e che verrà. Ma per poter vegliare veramente è necessario rimanere sobri per non rischiare di appesantirci e di conseguenza assopirci nel corso della vita.

Ai tempi di Noè le persone “mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito” e – aggiunge il brano evangelico – “non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti”. Non si dice che quegli uomini e quelle donne abbiano fatto nulla di particolarmente peccaminoso ma si può solo ipotizzare che il loro modo di condurre la loro vita quotidiana li ha completamente fagocitati fino al punto da risucchiarli in una immanenza senza Dio. Anche noi possiamo correre lo stesso rischio, presi come siamo da mille incombenze che - non di rado - c’impediscono di aprirci a Dio e di attendere il suo glorioso ritorno con uno stile di vita ispirato dalla fede, sorretto dalla speranza e reso operoso dalla carità.

“Vegliate dunque … tenetevi pronti”.

Ecco cosa ci chiede di fare il Signore.

Accogliamo il suo invito e facciamo in modo che possiamo lasciarci trovare da Gesù che attendiamo né anestetizzati dalle tante forme di vere e proprie distrazioni di massa né storditi da bieco consumismo che vorrebbe distogliere i nostri cuori dalle cose che valgono davvero. Impegniamoci a vivere questo tempo di Avvento come occasione propizia per fare una attenta verifica della nostra personale esperienza di fede.

Cerchiamo di fare in modo che in questi giorni non manchino dei momenti di più intensa preghiera e di più attento ascolto della Parola del Signore. Sarà il modo migliore per poter accogliere, con rinnovato stupore, Colui che ci viene incontro, il Signore del tempo e della storia, l'Eterno che è entrato nel tempo, l'Emmanuele, il Dio con noi, colui che attendiamo vigilanti mentre, obbedienti a Lui, desideriamo fare di tutto per riconoscerlo, incontrarlo e servirlo in chi si trova in qualsiasi situazione d'indigenza.

Il Signore ci conceda di saperlo attendere ogni giorno non a braccia conserte, né come persone distratte da cose futili e fagocitate dalle svariate forme di superficiale frenesia, ma quotidianamente impegnate a vivere ogni istante protesi verso la pienezza della vita che Gesù ci ha promesso e solo in Lui e in nessun altro potremo sicuramente trovare.

(p. Enzo Smriglio)

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