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13a Domenica del Tempo Ordinario (1 luglio 2018)

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Il brano di Vangelo di domenica prossima (13ma del tempo ordinario) ci presenta il racconto di due miracoli che sono intrecciati tra di loro. Si apre con l’angosciata richiesta di un papà che chiede a Gesù di intervenire tempestivamente perché la sua figlioletta “stava morendo” e mentre Gesù era già per strada insieme al papà della ragazzina morente una donna,anche lei ammalata da molto tempo, con il suo gesto pieno di fiducia nei confronti di Gesù sembra ostacolare o almeno ritardare il cammino di Gesù verso la ragazzina in pericolo di vita.

Infatti di fronte al gesto di quella donna che aveva fatto di tutto per arrivare a toccare il lembo del mantello di Gesù che passava lo stesso Gesù si ferma all’improvviso e formula una domanda umanamente parlando davvero strana: chi mi ha toccato?

Possiamo immaginare l’imbarazzo dei presenti. Come si può dire chi lo ha toccato con tutta quella folla che lo attorniava? Una grande lezione possiamo però ricavare tutti quanti. Ed è questa: per Gesù non siamo mai una folla anonima, per Lui, anche in mezzo alla folla ciascuno è una persona, mai un semplice numero.

Immaginiamoci ancora di più il momento drammatico nel quale al papà della bambina morente gli emissari che arrivano da casa gli dicono: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Anche Gesù ascolta quella tragica notizia e a quel papà raggelato dal dolore dice semplicemente: «Non temere, soltanto abbi fede!». Non appena arriva assieme a Giairo a casa, dinanzi a quell’ine-vitabile trambusto dice: «Perché vi agitate e piangete?». Non c’è da stupirsi che una domanda simile provochi tra i presenti una reazione di derisione.

Nel racconto evangelico incontriamo un’espressione incantevole, talmente semplice che potrebbe passare anche inosservata. Dice il testo: “Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina”.

Ecco cosa fa Gesù: “prende con sé”, non dà delle disposizioni, non ordina di fare qualcosa di specifico. Gesù prende con sé ed entra nel mistero del dolore, attraversandolo in modo solidale. Si avvicina e prende per mano la fanciulla e le ordina “alzati”.

Non dimentichiamo mai che di solito tutte le volte che s’incontra nei Vangeli il verbo ‘alzarsi’ c’è sempre una dolce allusione all’evento della Risurrezione.

Lasciamo allora che Gesù ci prenda per mano, lasciamo che ci rialzi e ci faccia uscire da ogni eventuale ambiente di morte perché è proprio vero che dove arriva Lui arriva e trionfa sempre la vita.

p. Enzo Smriglio

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