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18ma Domenica del Tempo Ordinario (5 agosto 2018)

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La pagina di vangelo di domenica scorsa si concludeva con la decisione di Gesù di volersi ritirare in un luogo solitario perché non voleva essere acclamato re. Quella di questa domenica, invece, si apre con la folla che si mette alla ricerca di Gesù. Insomma la folla lo cercavaper­ché era particolar­mente conveniente frequentare uno che dava da mangiare a sazietà e per di più gratis.

Dalla domanda che pongono a Gesù si evince una certa pretenziosità: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Che è come di­re: ‘Ci potevi anche avvisare?’. Gesù da parte sua, una volta che è raggiunto da quanti lo cercavano, provvede subito a ‘svelare’ le vere mo­ti­vazioni per cui lo avevano cercato e dice: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cer­cate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pa­ni e vi siete saziati». E per correggere ulteriormente il tiro aggiunge: «Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà».

Dunque secondo quanto insegna Gesù c’è “cibo che non dura” e cibo “che rimane per la vita eterna”.

Il pane che non dura siamo in grado di procurarcelo anche da soli, mentre quello che “rimane” è “il Figlio dell’uomo” a darcelo. E siccome è dono di Dio, che ci viene dato in Gesù che è “il pane della vita” è bene che ci rendiamo conto che è necessario cercare Dio al di sopra di tutto, dandoci da fare per ciò che fa vivere per sem­pre e per davvero.

Illuminati da questa pagina evangelica ognuno di noi deve trovare il coraggio di chiedersi: io in realtà cosa cerco al di sopra di tutto? Per chi vivo in pratica? Qual’è l’obiettivo ultimo che brilla all’orizzonte della mia vita? Se per me tutto si riduce al lavoro, ai soldi che riesco a guadagnare, se la ricerca di fare carriera a tutti i costi diventa il fine ultimo dell’intera mia esistenza devo constatare che in pratica sto rischiando grosso e devo prepararmi a qualche inesorabile amara delusione.

Al contrario, invece, se al di sopra di tutto collocherò il Signore, la ricerca della sua santa ed ineffabile volontà, l’esplicito impegno di compiere tutto il bene possibile allora davvero l’intera esistenza diverrà un’incantevole esperienza di vera e propria crescita in docilità nei confronti del Signore e comprenderemo nello stesso tempo che l’opera di Dio che siamo chiamati a compiere è quella di credere in Gesù che è stato mandato perché in lui gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo possano trovare ‘grazia su grazia’ dal momento che è “il pane della vita” che sfama e disseta per sempre quanti a Lui accorrono dicendogli con fede: «Signore, dacci sempre questo pane».

p. Enzo Smriglio

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