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20ma Domenica del Tempo Ordinario (19 agosto 2018)

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In queste domeniche d’estate ci sta accompagnando la lettura del lungo capitolo 6 del Vangelo di Giovanni nel quale l’evangelista riporta il discorso che Gesù tenne nella sinagoga di Cafàrnao dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Domenica scorsa si diceva che i Giudei al sentire quanto Gesù diceva “mormoravano” adesso, invece, vengono descritti dall’evangelista nel momento in cui “si misero a discutere aspramente fra loro”.

È chiaro, dunque, che l’insegnamento di Gesù non è mai un insegnamento innocuo; al contrario se lo si segue veramente ci si accorge che è un insegnamento che rivoluziona e trasfigura la vita di chi l’accoglie e nello stesso tempo è un insegnamento che provoca la vita di quanti si lasciano affascinare dalla testimonianza di quanti hanno realmente accolto il Vangelo.

Così è stato sempre e così continuerà ad essere per sempre.

Gesù dice chiaramente che lasua carne è vero cibo e il suo sangue vera bevanda. Ciò significa che in circolazione ci sono anche cibi e bevande che veri non sono. Dicendo così Gesù, da buon Maestro,ci mette in guardia dal reale rischio di finire con il nutrirci di cibi che non sono veri e quindi non possono fare bene e bevande che non essendo vere non sono in grado di dissetare la nostra sete più profonda.

Il pane che dà Gesù è“per la vita del mondo”. Solo Lui può darcelo questo pane e solo in Lui possiamo cercare e trovare il “pane di vita” che ci viene dato “per la vita”. Dobbiamo quindi stare attenti ai tanti bocconi avvelenati che sono disseminati lungo i sentieri da noi percorsi. Per avere in noi la vita dobbiamo costantemente lasciarci alimentare dall’autentico pane di vita. Ne consegue, come ci ricorda Gesù, che come Lui “vive per il Padre” allo stesso modo chiunque si nutre di Lui sarà reso capace di vivere “per Lui”.

A questo siamo tutti chiamati in forza del nostro Battesimo: a vivere “in Gesù”, per la gloria del Padre, “con Gesù” per la vita del mondo e“per Gesù”fonte inesauribile della nostra salvezza.

Auguriamoci dal più profondo del cuore di poter vivere ogni giorno della nostra vita con la stessa consapevolezza che aveva raggiunto Sant’Agostino quando arriva a scrivere nelle Confes­sio­ni: “sarà vera vita la mia vita, tutta piena di te”, o Signore.

Ecco, dunque, la condizione indispensabile perché la nostra nostra vita sia “vera” e “piena”: dev’essere nutrita dal “pane disceso dal cielo”, segno di quella costante premura che Gesù assicuraa chi a Luisi avvicina con fede.

Avviciniamoci a Gesù e anche noi con Sant’Agostino ripetiamogli con fede: Signore, sarà vera vita la nostra vita, se ogni giorno tutta la nostra vita sarà davvero piena di te.

p. Enzo Smriglio

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