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22a Domenica del Tempo Ordinario (2 settembre 2018)

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I farisei e alcuni degli scribi si riuniscono “attorno a Gesù” e – come si evince dal brano di vangelo che ascolteremo domenica – dopo aver osservato il modo di comportarsi dei discepoli interrogano direttamente Gesù con un tono davvero indisponente. Gesù risponde come si suol dire “a tono” e non si lascia affatto intimidire dallo stile inquisitorio del gruppo di scribi e farisei. E appellandosi al profeta Isaia mette in evidenza la loro evidente ipocrisia. Gesù, infatti, ha saputo snidare i suoi “avversari” dalla loro comoda posizione di persone religiose che pretendevano di puntare il dito accusatorio contro i suoi discepoli, per questioni decisamente secondarie: mani lavate o no, questioni di stoviglie e di oggetti!

Senza peli sulla lingua, come è nel suo stile, Gesù afferma: voi avete il cuore lontano sia da Dio che dagli uomini. In questo modo Gesù ci mette in guardia dal rischio che può correre ogni genera­zio­ne di credenti: vivere un’esperienza religiosa con il «cuore lontano», una religione fatta di osservanze di pratiche esteriori, caratterizzata magari dal vuoto ripetere di formule biascicate semplicemente con le labbra; una religione che finisce con il compiacersi del profumo dell'incenso, dell’armonia delle musiche, della solennità delle liturgie, ma che non riesce ad avvertire la necessità di soccorrere le categorie più svantaggiate “gli orfani e le vedove” così come ci ricorda l’apostolo San Giacomo.

Dalla risposta che Gesù ha dato agli scribi e ai farisei si comprende chiaramente come per lui la cosa più da temere è la condizione di chi ha un “cuore lontano” da Dio e, di conseguenza, insen­si­bi­le verso chi è maggiormente svantaggiato nella vita.

Gesù precisa che ciò che può rende impuro il cuore sono le cose che escono dal cuore.

Gli occhi di Gesù, la sua mente e il suo cuore erano pieni di tutte le sofferenze che incontrava ogni giorno per le strade dal momento che dovunque giungeva gli portavano malati di ogni tipo; mentre gli “scribi e i farisei”, insensibili a questo ampio spettro di umana sofferenza, preferivano indugiare su una sterile lamentela contro i discepoli di Gesù perché, violando le prescrizioni rituali, prendevano il cibo senza prima lavarsi le mani.

Gesù con le severe parole che rivolge agli scribi e ai farisei ci libera da ogni spiacevole pastoia che potrebbe affossarci in polemiche senza uscita per cose talvolta decisamente secondarie se non del tutto inutili.

Si tratta di un terribile rischio, sempre incombente nell’esperienza di ogni credente.

Chiediamo al Buon Gesù di farci capire una volta per tutte che “sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro” e ci faccia capire pure che per Lui il peccato più riprovevole è la durezza e la lontananza del cuore dell’uomo da Dio e dalle reali sofferenze degli uomini.

p. Enzo Smriglio

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