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Introduzione al Vangelo Domenicale (2 agosto 2020)

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Anche Gesù avverte l’esigenza di “ritirarsi in un luogo deserto” per starsene “in disparte” e riposarsi un po’. Programma dunque un periodo di riposo per sé e per i suoi discepoli, ma non appena scende dalla barca, alla vista di “una grande folla” cambia subito programma perché avverte un fremito di compassione per quella gente che lo aveva seguito “a piedi dalle città”. “Sul far della sera” – si legge nel testo del vangelo – si avvicinano a Gesù i discepoli. Fa’ riflettere che l’iniziativa nel dargli il consiglio di congedare la folla non è di un singolo discepolo, ma è una richiesta che potremmo definire “corale”. Ci troviamo di fronte ad una richiesta intrisa di “buon senso”. In pratica a Gesù fanno notare che è ormai tardi, il luogo è inoltre deserto, e che quindi è segno di prudenza congedare la folla e invitarla nello stesso tempo a provvedere per la cena a livello personale, secondo la logica dell’ognuno per conto suo.

Gesù, che aveva cambiato pro­gram­ma dimostrando in questo modo di voler preferire la disponi­bi­li­tà verso gli altri alla pur legittima esigenza di concedersi un momento di meritato riposo, finisce per rivoluzionare anche il “programma” che si erano fatti i discepoli e che gli avevano praticamente proposto di comunicare alla folla che secondo loro doveva essere licenziata.

In maniera davvero sibillina Gesù dice ai discepoli «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Ho cercato sempre di immaginare la faccia dei discepoli che si sentono dire una frase che in un certo senso li avrà sicuramente destabiliz­za­ti. Loro avevano dato per scontato che l’unica cosa da fare fosse quella di congedare la folla, e Gesù, invece, propone esattamente il contrario: «Non occorre che vadano». Noi con molta probabilità a Gesù avremmo sicuramente dato lo stesso suggerimento dei discepoli. E, dunque, anche noi rimaniamo sorpresi dalla risposta di Gesù che indica un’altra via di so­lu­zio­ne meno sbrigativa ma sicuramente più impegnativa, quella cioè che corrisponde alla logica della condivisione. Solitamente questa pagina evangelica la chiamiamo sbrigativamente “moltiplicazione dei pani”; in realtà, invece, ci troviamo di fronte ad una esperienza di “condivisione”. Il pane non viene moltiplicato, ma condiviso. E dunque molto bella e al tempo stesso assai concreta la lezione che possiamo trarre dal miracolo compiuto da Gesù. Potremmo sintetizzarla così: il poco messo a disposizione di Gesù si trasforma in vero e proprio prodigio. Ciò che si condivide non si esaurisce. Anzi si moltiplica e avanza. Passa di mano in mano perché prima di tutto transita da un cuore all’altro. Auguriamoci allora che lo stile della fraterna condivisione sia come una bussola orien­tra­trice capace di illuminare ogni singola nostra scelta.

p. Enzo Smriglio

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