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La realtà va sempre guardata con gli occhi della speranza

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Il tempo che stiamo attraversando sta mettendo in luce quello che siamo, quello a cui teniamo e ciò che costituisce l’ossatura fondamentale della nostra vita di ogni giorno nei suoi risvolti familiari, sociali ed ecclesiali.

È tempo di discernimento e non può rimanere soltanto tempo di smarrimento.

È tempo di incertezze, ma non può ridursi ad un tempo di indecisione.

È sicuramente tempo di prova, ma non possiamo rassegnarci a farlo diventare, più di quanto già non lo sia, un tempo di dispersione e di contagiosa disperazione.

 

Il discernimento che siamo chiamati ad operare richiede profondità nel considerare la realtà e lungimiranza di visione.

Non ci possiamo accostare al tempo che stiamo affrontando con la logica delle tifoserie con­trap­poste. Sappiamo fin troppo bene come le contrapposizioni generano sempre lacerazioni nel tessuto sociale, già duramente provato.

Anche nell’ambito ecclesiale, corriamo il rischio di assumere uno stile a volte fazioso e, proprio per questo, privo di quella pace interiore che consente di poter guardare la realtà senza farsi assalire da quelle variegate forme di angosciosa ansietà che praticamente bloccano, intrappola­no e, soprattutto, tolgono dal cuore quella fiducia e quella speranza che, in momenti come questi, sono i veri antidoti contro lo scoramento dell'animo, così tanto diffuso e contagioso.

Si è detto e si continua a ripetere, giustamente, che il virus aggredisce di più le persone fragili per anzianità o per malattie pregresse.

Allo stesso modo, quindi, come è necessario tutelare le persone fragili fisicamente, è necessario salvaguardare e irrobustire – per così dire – il sistema immunitario dal punto di vista psichico e spirituale.

A mio modesto parere, invece, ritengo che il modo di comunicare l’andamento della pandemia – senza sottovalutare in alcun modo la gravità del momento - potrebbe, a lungo andare, compromettere in maniera seria la stabilità psichica di chi si scoraggia a tal punto che, se non rimane contagiato dal coronavirus, rischierà di rimanere lo stesso segnato per sempre dal punto di vista psichico. E in particolare, penso ai più piccoli che si aprono alla vita.

Hanno il sacrosanto diritto di respirare un’aria, per quanto è possibile, serena, senza quello spiacevole inquinamento dell’animo dovuto ad una crescente ansietà che, in certi casi, potrebbe arrivare a nuocere alla loro crescita armoniosa.

p. Enzo Smriglio

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