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Introduzione al Vangelo Domenicale (27 dicembre 2020)

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Nella domenica che segue la Solennità del Natale del Signore la Liturgia ci fa celebrare la festa della Sacra Famiglia.

Ascolteremo il brano di Vangelo della presentazione al Tempio di Gesù e sembra che all’improvviso il gaudio del Natale venga bruscamente interrotto dal vegliardo Simeone il quale, mentre pieno di gioia tiene tra le braccia il Bambino rivolgendosi alla Madre di quel Bambino speciale le dice che “è qui… come segno di contraddi-zione“.

Tante presentazioni edulcorate di Gesù, a pensarci bene, non sono altro che reiterati tentativi - tutti regolarmente assai pericolosi - di annullare o almeno ridurre il ‘segno di contraddizione’ che invece accompagna costantemente la persona e l’insegnamento di Gesù.

Detto in altri termini: se Gesù non viene a ‘contraddire’ il comune modo di pensare, chiamato generalmente “buon senso”, ciò ci deve insospettire perché è segno che si vuole ‘addomesticare’ il messaggio evangelico.

Gesù, invece, è e resta un “segno di contraddizione” e proprio per questo - per dirla con Papa Francesco - “il Natale ci ricorda che una fede che non ci mette in crisi è una fede in crisi; una fede che non ci fa crescere è una fede che deve crescere; una fede che non ci interroga è una fede sulla quale dobbiamo interrogarci; una fede che non ci anima è una fede che deve essere animata; una fede che non ci sconvolge è una fede che deve essere sconvolta”.

Un Gesù accomodante, che non disturba e che non spinge ad una seria, concreta e lieta trasfigu­ra­zione della vita di chi crede in lui non è l’autentico Gesù ma piuttosto un miserevole caricatura, sponsorizzata magari da qualche potente di turno che ha paura delle conseguenze provocate dalla “rivoluzione della tenerezza” che dovunque ha sempre prodotto e produrrà sempre l’accoglienza fedele, coraggiosa e coerente del messaggio evangelico.

A conclusione di quest’anno che quasi interamente abbiamo trascorso con tanti disagi e apprensioni dovuti alla pandemia tutt’ora in corso, mentre ci apprestiamo ad iniziarne uno nuovo, chiediamo a Gesù, alfa e omega, principio e fine, Signore del tempo e della storia, di non scandalizzarci mai del suo insegnamento nelle concrete vicende delle nostre storie personali e di poter essere, con il suo indispensabile aiuto, capaci di testimoniare con lieta coerenza, negli ambienti dove trascorriamo la nostra vita di ogni giorno, la nostra adesione al Vangelo senza mai edulcorarlo, barattarlo o - Dio non voglia - tradirlo.

p. Enzo Smriglio

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