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Cattedrale

 

«Posta in cima ad una gobba, essa dominava tutta la vallata che è racchiusa entro un'ampia cerchia di monti e colline, che toccano il mare a precipizio a Tindari e a Capo Calavà. Le sue campane, che scandivano le ore del giorno ed il ritmo delle preghiere dei monaci, avvertivano anche i contadini e gli artigiani, quando nel golfo si profilavano minacciose le imbarcazioni dei corsari saraceni; tutti allora correvano verso il "castello" che per lo più offriva un sicuro rifugio, munito com'era di alte mura e di robuste porte, provvisto dell'acqua delle cisterne e di una qualche scorta di cibi.
La Cattedrale fu dunque per secoli, per gli abitanti di Patti, una insegna, una voce ed un rifugio. In qualche modo, si può dire che lo è ancora. Ma è stato tutto questo e altro ancora soprattutto per gli abitanti del quartiere di S. Antonio Abate, più comunemente detto arreti 'u casteddu (dietro il castello)...
Quando al mattino, spunta il sole dietro la collina di Tindari, i suoi raggi, ancora dolcemente rosati si posano prima di tutto sulla cupala del campanile e scendono poi ad accarezzare la chiesa Cattedrale, che, dai vetri delle sue finestre, ne invia il riverbero all'intera cittadina di Patti. Durante il giorno, l'insieme, composto da campanile-chiesa-palazzo vescovile-seminario, proietta sempre la sua ombra, a giro, su qualche porzione della cittadina di Patti: gradevole nella calda estate, sgradita e uggiosa durante l'inverno. A sera, poi, quando il sole tramonta dietro la collina di "Gioiosa vecchia", i suoi ultimi raggi rossastri accarezzano, per ultimo, la Cattedrale e il suo campanile.»

tratto dalla prefazione del Sac. Alfonso Sidoti al libro "La cattedrale di Patti" di Riccardo Magistri e Padre Vito Porrazzo - Ed. del Santuario - Tindari

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