17ma Domenica del Tempo Ordinario (29 luglio 2018)

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“Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui…”.

Quest’espressione la troviamo nel brano evangelico che ascolteremo do­me­nica.

Gli occhi di Gesù che la settimana scorsa hanno saputo intercettare l’esigenza di un po’ di riposo per i discepoli adesso si accorgono della grande folla che veniva da lui.

Gesù non è mai distratto, è sempre attento e soprattutto sollecito verso coloro che lo cercano e vanno da lui.

Gesù è pronto a sfamare la folla che lo circonda, ma ha – per così dire – bisogno che si metta a sua disposizione tutto ciò di cui si dispone.

Infatti, il ragazzo di cui si parla nel brano evangelico mette a disposizione quello che ha, senza pensare se sia molto o se sia poco.

È tutto quello che ha, di cui può disporre.

Lo mette nelle mani di Gesù e questo spirito di “condivisione” diventa premessa di sicuro prodigio.

Cinque soli pani per una folla di cinquemila persona sono meno di nien­te eppure per una misteriosa regola divina il “mio pane” nel momento stesso in cui lo condivido si “moltiplica”.

E il poco (quasi niente) messo nelle mani di Gesù diventa sufficiente a sfamare una folla enorme al punto tale che poterono riempire “dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato”.

Tutto l’agire di Gesù l’evangelista Giovanni lo riassume in tre verbi uno più bello dell’altro:

“Prese il pane, rese grazie e distribuì”.

Se questi tre verbi (accogliere, rendere grazie, donare) venissero adottati come verfo e proprio orientamento di tutta la nostra vita potrem­mo imprimere davvero uno stile evangelico ai nostri ambienti.

I beni nel nostro pianeta non mancano, ciò che manca è l’impegno a volerli condividerli. E come cristiani siamo chiamati a “spezzare” la logica egoistica dell’accumulo per instaurare, invece, lo stile della solidale con­di­vi­­sio­ne.

A pensarci bene il Vangelo non parla di moltiplicazione, ma di distribu­zione, cioè di un pane che non finisce.

Ciò che colpisce nella narrazione evangelica è che mentre il pane sul quale Gesù ‘aveva reso grazie’ era distribuito dai discepoli alla folla non veniva a mancare, e “mentre passava di mano in mano restava in ogni mano” (p. Ermes Ronchi).

Anche ai nostri gorni se ci chiediamo come avvengano certi miracoli probabilmente non riusciremo a saperlo mai.

Ci sono e basta.

Ma una cosa è certa che i miracoli ci sono tutte le volte in cui a prevalere non è la logica dell’accapararrare spasmodico ed egoistico ma la legge della generosità che si trasforma in reale esperienza di fraterna condivi­sione.

Che tutta la nostra vita non sia mai una continua “presa” per trattenere, ma una bella “sorpresa” in cui la capacità di donare prevalga sempre sull’istinto di prendere e di pretendere.

p. Enzo Smriglio