Omelia di p. Enzo Smriglio (5 luglio 2022)

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Carissimi fratelli e sorelle,

con l’intima consapevolezza che la nostra fede cresce proporzionatamente all’ascolto che sappiamo prestare alla Parola del Signore, questa sera vogliamo provare a rac­co­gliere dalla Parola che è risuonata in questa nostra odierna liturgia tre possibili doni, tre possibili sproni e tre concreti inviti alla conversione.

Il primo dono, sprone e concreto invito alla conversione:

Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore,

non ne avrebbe che dispregio.

Non possiamo mai presumere di sperimentare la dimensione liberante dell’amore vero, quello con la lettera maiuscola, vivendo alla mercè della logica del vendere-com­prare. Sappiamo, infatti, che ci sono ambiti della vita che non si prestano alla lo­gi­ca del mercimonio, del baratto e del dare e avere di tipo esclusivamente quan­ti­ta­ti­vo. Ci sono momenti e situazioni della nostra vita che esulano dalla logica del ven­de­re e comprare, perché si possono semplicemente vivere, invece, alla luce della pura gra­tuità. E non dobbiamo dimenticare mai che per essere gratuiti dobbiamo essere anzitutto grati. Grati a Dio, grati a tutti. Solo così potremo essere anche gratuiti. Altrimenti l’unico modo di vivere sarà quello improntato alla completa venalità, portandoci a fare tutto e sempre in vista di un egoistico tornaconto.

L’amore vero, quello abbondante e rigenerante ci giunge dallo stesso Signore nostro Gesù Cristo. Ed è amore completamente gratuito e immeritato. Cerchiamo pertanto di fare di tutto, ogni giorno, di non confondere mai le tante assortite cianfrusaglie che con i loro variopinti luccichii talvolta ci seducono e ci ingannano e ciò che è, invece, essenziale e fondamentale, cioè l’esperienza di fede in Dio.

Ognuno pensi in questo momento a ciò che forse ha preso il posto di Dio nella sua vita. Prima interveniamo e meglio è. Prima riusciamo ad essere più che decisi a tagliare determinati vincoli, che potrebbero finire per schiavizzarci e più grande sarà la libertà che potremo sperimentare nel nostro cuore. Saremo così talmente liberi e ri­ge­nerati da poter fare nostre le parole del Ritornello del Salmo Responsoriale del­l’o­dierna liturgia: In te, Signore, ho posto la mia gioia.

Nella seconda lettura abbiamo ascoltato da san Giovanni apostolo: Tutti stavano in pie­di davanti al trono e davanti all’Agnello … E gridavano a gran voce: «La sal­vez­­za appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».

A pensarci bene la solenne dichiarazione, secondo la quale «La sal­vez­­za appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello» altro non è che un secondo dono, un se­con­do sprone e un secondo concreto invito alla conversione.

Stare “in piedi” non si può mai ridurre ad una semplice postura del corpo; lo stare “in piedi” è segno di una libertà interiore che deriva dalla consapevolezza che la “salvez­za” non possiamo mai aspet­tar­­cela dalle realtà di questo mondo, per quanto grandi e impor­tan­ti possano essere. Per noi la salvezza ha un volto e un nome, ha il nome e il volto di Gesù. Lui e solo Lui è il nostro unico Salvatore. Tutto questo lo ha ben compreso Santa Febronia che continua ad edificarci con la sua bella e coraggiosa testimonianza di fede. E come lei tutti i santi martiri di ieri e di oggi.

Ed infine il terzo dono, terzo sprone e terzo concreto invito alla conversione lo tro­via­mo mirabilmente sintetizzato in un passaggio della pagina evangelica che stasera è sta­ta proclamata. Gesù anche a noi viene a ripetere: “non abbiate dunque timore”.

Ce ne sarebbero tanti di motivi per rimanere praticamente schiacciati e bloccati dal ti­more: dalla pandemia che sembra diffondersi nuovamente, anche se grazie a Dio con esiti sicuramente meno preoccupanti delle stagioni precedenti, alla folle guer­ra che da oltre quattro mesi si sta combattendo alle porte dell’Europa. Dalle mi­nac­ce della sic­ci­tà, alle tragedie naturali provocate dai cambia­men­ti climatici. Per con­tinuare ancora ai timori che derivano dalle variegate miopie elettoralistiche della maggiorparte dei nostri politici che, privi di una visione grande e lungimirante, si limitano spesso a rin­correre i sondaggi, illudendosi talvolta di cavalcare i consensi attraverso vuoti e inconcludenti pro­cla­mi sui social. Di fronte a questo stato di cose noi continuiamo a fidarci di Gesù che viene a dirci ancora: “non abbiate dunque timore”.

Ma attenzione però! Gesù non ci dispensa dal saperci impegnare con coraggio e dedizione laddove siamo chiamati a vivere. E’ vero che ci dice “non abbiate dunque timore”, ma non si legge in nessuna pagina del vangelo l’incoraggiamento a starsene a braccia conserte.

Pensando alla nostra Città, nel giorno in cui con devozione celebriamo la santità che rifulge nella sua Figlia più illustre, vogliamo vincere ogni timore che potrebbe asse­dia­re il nostro cuore cercando di fare sempre e con gioia la nostra parte.

Mai dimissionari nella vita, ma sempre “pellegrini di speranza” come recita il motto scelto per il Giubileo del 2025.

Con questi sentimenti mi piace concludere immaginando, con grata devozione, il pos­si­bile augurio che la nostra Santa Febronia stasera desidera rivolgere ad ogni Pattese, di nascita o di adozione.

Accogliamolo anche questo augurio come un dono, uno sprone e un concreto invito al­la conversione.

Cari concittadini e devoti carissimi:

“Fate tutto il bene che potete,

con tutti i mezzi che potete,

in tutti i modi che potete,

in tutti i luoghi che potete,

tutte le volte che potete,

a tutti quelli che potete,

sempre, finchè potete”

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